BENETTON, IL FERRO E L'ANIMA
-
Lot 25 Toni Benetton (1910 - 1996)
Cigno. Sintesi animale, 1972
Ferro modellato a caldo
53 x 40 x 35 cm
Bibliografia: F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, pp. 368, 369 scheda 231; "Toni Benetton, Plastiky a Kresby", M. Kleckarovà, a cura di, "Toni Benetton Plastiky a Kresby", Olomouc, 2003, p. 28
Esposizione: Palagio Fiorentino, Stia, 2000; Muzeum Komenského, Prerov (Cecoslovacchia), 2003; Lidicka Gallerie, Lidice (Cecoslovacchia), 2003; Severočeské Muzeum, Liberci (Cecoslovacchia), 2003
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
L'opera appartiene ad una serie dedicata per lo più a volatili - cigni, papere ed altri - con corpo massiccio rispetto alle altre "Sintesi di animale" in ragione della lastra utilizzata. Qui, il cigno si presenta immerso nell'acqua con solo una parte della schiena e il lungo collo che sporgono. Come in "Verso lo spazio", la scultura del 1959 in cui la lastra è tagliata nelle sagome che si proiettano fuori dal piano, anche qui si parte da una superfice rispetto alla quale il collo del cigno, che è anche memoria di un giglio, afferma con eleganza quasi art nouveau la verticalità. L'espediente era già stato utilizzato, per esempio da Duilio Cambellotti nella "Conca dei bufali" (1910), ma con un tono naturalistico. In Benetton, invece, l'uso delle forme animali si mostra come espediente per aiutare l'osservatore, attraverso la memoria di una immagine familiare, a comprendere le forme pure. -
Lot 26 Toni Benetton (1910 - 1996)
Townscapes (studi), 1988
Penna biro nera e matite colorate su carta
29,5 x 29 cm
Firma: "ABenetton"
Data; "88" a penna
Elementi distintivi: "O.D." a penna
Bibliografia: F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, p. 295
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
L'opera, progetto di un townscape mai realizzato, reca in alto destra la sigla "O.D.", in riferimento allo ospedale di Treviso. Benetton disegnò questo foglio nel 1988, durante il ricovero per un bypass. -
Lot 27 Toni Benetton (1910 - 1996)
Volta (bozzetto), 1970
Ferro modellato a caldo
30 x 37 x 31 cm
Bibliografia: F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, p. 366, scheda 199 bis
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
L'opera è di passaggio tra le "Sculture vivibili" e le "Linee generatrici", di cui preannuncia la tensione strutturale. Si vede bene, infatti, la prevalenza del ferro battuto, a cui le successive "Linee generatrici" rinunciano in favore della lamina. L'opera mostra parimenti il collegamento con le forme architettoniche antiche del ponte e della volta, indagate da Benetton sia sul piano estetico sia per la capacità di scaricare efficacemente il peso a terra. -
Lot 28 Toni Benetton (1910 - 1996)
Sintesi animale, 1986
Penna biro su carta
38,8 x 57 cm
Firma: "ABenetton" a penna
Data; "86" a penna
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Gli animali e le figure umane sono una grande passione di Benetton. L'artista attribuiva a questi lavori anche un ruolo riequilibratore, rispetto al rischio di perdere il contatto con la realtà nel faticoso lavoro di astrazione per le sue sculture-strutture.
Soprattutto negli anni Ottanta, le figurine di animali punteggiano come pause la creazione dei Townscapes. -
Lot 29 Toni Benetton (1910 - 1996)
Sintesi animale n. 5, 1972
Ferro modellato a caldo
34 x 46 x 73 cm
Bibliografia: F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, p. 369, scheda 238; F. Batacchi, a cura di, "Toni Benetton, il genio del ferro", Stia, 2000, pp. 46-47; G. Bianchi, a cura di, "Magiche forme, disegni e sculture di Toni Benetton", Treviso, 2001
Esposizione: Palagio Fiorentino, Stia, 2000; Museo Bailo, Treviso, 2001
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
" Sintesi di animale n. 5" è in stretto rapporto con le "Linee generatrici, che proprio allora Benetton stava affrontando. La forma dell'animale ha ormai poco di figurativo; rappresenta invece linee di forza, l'energia del movimento che si fa forma. Esiste, di questo periodo, una ampia serie di animali fantastici, raccolta in quaderni. -
Lot 30 Toni Benetton (1910 - 1996)
Albero fermato, 1968
Ferro tagliato a fiamma ossidrica
92 x 605 x 6 cm
Bibliografia: G. Mandel, L. Rossi Bortolatto, C. Munari ed altri, testi di, "Toni Benetton", Treviso, 1970; F. Solmi, G. Marchiori, L. Rossi Bortolatto ed altri, testi di, "Toni Benetton", Treviso, 1975, foto n. 36; pieghevole della mostra "Benetton a Cortina" e antologica "Terrazza Cortina"; F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, pp. 93, 134, 364, scheda 183
Esposizione: Rotonda della Besana, Milano, 1970; X Biennale del Bronzetto e della piccola Scultura, Prato della Valle, Padova 1975; Museo Cà da Noal, Treviso 1975; "Tono & Toni", Spinea, 1986; Opere nella città di Cortina, 1991
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
L'opera è conosciuta come "Albero fermato", in quanto la struttura ricorda il tronco e i rami di un possente albero. In realtà, però, può essere efficacemente paragonata ai lavori di Benetton sui temi dell’orizzonte e dell’onda.
Proprio la patinatura in argento dei tagli - lasciati da Benetton al vivo anche con i residui di fusione - fa intendere che il tema fondamentale è il passaggio della luce attraverso il ferro.
Si tratta della più grande scultura orizzontale - di impianto non architettonico - realizzata da Toni Benetton. In effetti, può essere considerata una vera e propria sfida.
Benetton, aveva fondato l'anno prima, nel 1967, l'Accademia Internazionale del Ferro, frequentata da studenti da tutto il mondo. Il tema della scultura orizzontale è - da sempre e in tutte le culture - uno dei più complessi da sviluppare. Sappiamo che l'opera non è stata realizzata per un committente ma per sé da Benetton, che la volle integrare nel parco della propria villa a Mogliano Veneto. Allora, la ragione che spinse il maestro a misurarsi con questa estrema difficoltà - tecnica ed estetica - può essere trovata proprio nella volontà di mostrare ai suoi allievi (tutti proiettati nella carriera della scultura internazionale) come gestire all'eccellenza il punto più complesso del mestiere.
Nota bene: l'opera è collocata presso la parte privata di Villa Marignana a Mogliano Veneto. -
Lot 31 Toni Benetton (1910 - 1996)
Linee generatrici (bozzetto), 1975
Ferro, lamine e fili saldati
52,5 x 151 x 59 cm
Bibliografia: F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, pp. 149, 280, 281; L. Rossi Bortolatto, a cura di, "Toni Benetton, anni e forme", Treviso, 1992, fig. 1; F. Batacchi, a cura di, "Toni Benetton, il genio del ferro", Stia, 2000, pp. 13, 56
Esposizione: Galleria d'arte Moderna, Bologna, 1977; Casa dei Carraresi, Treviso, 1992; Palagio Fiorentino, Stia, 2000; Spinearte, Spinea, 2000
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
La scultura presenta la forma di un turbine che, realizzato in dimensione monumentale, il vento e le persone avrebbero potuto attraversare. Così la scultura-struttura permette una esperienza sonora e visiva: il rumore del vento e del metallo vibrante, da un lato; dall'altro la luce nel variare delle superfici, piene o aperte a seconda della posizione dell'osservatore rispetto al sovrapporsi delle lamine. Le lame in coltello restituivano la percezione del vuoto, mentre la visione delle stesse di piatto consentiva l'incontro con il pieno. Benetton si rese presto conto che la rappresentazione figurativa, in dimensione monumentale, non funzionava: nella grandissima dimensione, invece, l'astratto consentiva il dialogo tra l'osservatore e l'ambiente. Una figura umana è efficace in scultura fino ad un terzo o poco più della dimensione naturale, nella scultura monumentale c'è bisogno di forme che siano efficaci proiettate in dimensioni di decine di volte superiori a quella umana: il referente deve essere altro. Ricorda il figlio Giovanni, che "la figura umana è adeguata ad esprimere emozioni come la felicità o l'angoscia. Come può esprimere, però, l'infinito?". La scultura monumentale funziona, secondo Benetton, come amplificatore delle emozioni dell'osservatore. La serie delle "Linee generatrici" prende nome dalle linee che generano la forma: osservando la scultura, si identificano facilmente i tondini da cui prendono avvio le torsioni. Benetton, partendo dai progetti per l'ospedale di Treviso, aveva immaginato grandi strutture semimobili anche per altri importanti spazi. Per esempio, la rotonda di San Giuliano, oggi al centro del grande parco che si apre su Venezia, dove Benetton aveva proposto di posizionare una scultura di ben 26 metri (un progetto, peraltro, richiesto nuovamente al Museo Benetton nel 2017). La sfida tecnica posta dalla scelta dei materiali era enorme. Infatti, mentre i modelli, in ferro, non avevano il reale problema di gestire il vento, le strutture monumentali invece lavoravano come vere e proprie ali o vele. Benetton allora decise di impiegare l'acciaio corten, che conteneva una percentuale di rame e quindi si poteva battere a freddo col maglio raggiungendo, con l'assottigliarsi, una grande elasticità. Tuttavia negli anni Settanta non si potevano sviluppare simulazioni così complesse tramite i computer: gli ingegneri della università di Padova, a cui l'artista richiese un aiuto in fase progettuale, prima si dichiararono non in grado di scendere tanto nel dettaglio produttivo e poi rimasero impressionati dal fatto che l'esperienza e l'intuito matematico di Benetton aveva superato i loro mezzi. -
Lot 32 Toni Benetton (1910 - 1996)
Linee generatrici (studio), 1974
Penna a biro.matite colorate e acquarelli su carta liscia
21,1 x 35,7 cm
Firma: Monogramma "TB" a penna
Data; "74" a penna
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 85%
Si tratta di uno studio per una scultura della serie "Linee generatrici", di cui non si conosce la realizzazione. Siamo proprio all'inizio del processo creativo di Benetton, quando le idee si affollano nella mente e urge fissarle. In camera da letto, l'artista teneva un tecnigrafo: all'apparire di una idea, anche durante la notte, si alzava per appuntarla. Se ne era particolarmente colpito, svegliava anche la moglie Ada per discuterla subito. Ada era interlocutrice ideale di Benetton: lavorava con lui in laboratorio dal 1966, e la grande esperienza acquisita le era valsa anche l'attestato di forgiatore. -
Lot 33 Toni Benetton (1910 - 1996)
Scomposizione, 1968
Ferro tagliato a fiamma ossidrica
51 x 50 x 15 cm
Bibliografia: F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, pp. 164, 262 e 365, scheda 187
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Si tratta del bozzetto pensato per il portale della chiesa di San Paolo, a Vicenza. Benetton voleva che la luce potesse entrare dal portale anche quando era chiuso. Perciò pensò di tagliare la lastra riprendendo la forma delle spine. Tuttavia, in fase realizzativa, le punte sporgenti verso l'esterno vennero considerate pericolose e quindi sostituite con tagli rettangolari, verticali. Giovanni Benetton ha rinvenuto nell'officina paterna alcuni calcoli matematici che mostrano le complesse riflessioni di Benetton prima della traduzione del pensiero in immagini definitive. Nel nostro bozzetto, che ha una spiccata struttura modulare, balza all'occhio la disposiozione degli elementi cinque per lato. -
Lot 34 Toni Benetton (1910 - 1996)
Forme (bozzetto), 1978
Lamine in ferro saldate
36 x 35 x 10 cm
Bibliografia: F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, p. 375
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Gli anni Settanta vedono nella produzione di Benetton l'emergere dell'interesse per le forme geometriche pure e l'unione di scultura e architettura. In questo contesto, diventa importante ridurre al massimo l'impiego dei materiali e le composizioni mostrano un'attenta valutazione dei rapporti matematici e geometrici.
In questa opera - che è studio per un monumento di dimensioni architettoniche - la massa della scultura viene sostituita da un gioco di profondità creato dalle linee.
Il ferro è il materiale che meglio si presta - grazie alla sua resistenza - all'amplificazione delle dimensioni a fronte della riduzione della massa.
La scultura diventa così disegno nell'aria e nell'ambiente.
Esiste almeno un altro analogo bozzetto (cfr. F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, p. 41). -
Lot 35 Toni Benetton (1910 - 1996)
Gatti in lotta, 1985
Matita e acquerelli su cartoncino liscio
45,6 x 66 cm
Firma: "ABt" a penna
Data; "85" a penna
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Già nel 1957 Benetton aveva realizzato una scultura sul tema dei "Gatti arrabbiati", oggi conservata al Museo Toni Benetton. Il soggetto è ripreso in modo molto simile in questo foglio del 1985: i margini dei corpi tracciati dalla matita in modo ondulatorio - in particolare le code - ricordano da vicino l'effetto della lamina tagliata con la fiamma ossidrica. Si osservi che anche in quest'opera ritornano due colori molto amati da Toni Benetton, l'azzurro e il rosso. Il primo è il colore del metallo quando esce dal laminatoio, il secondo è il colore delle superfici arrugginite. -
Lot 36 Toni Benetton (1910 - 1996)
Acrobati n.1 o Lottatori (bozzetto), 1956
Ferro modellato a caldo
153 x 77 x 43 cm
Bibliografia: "Antonio Benetton", G. Comisso, Milano, 1957 (da identificarsi con l'opera n. 20, "Acrobati" del 1956, o con la n. 21, "Acrobati gruppo"); "Personale di Toni Benetton", Venezia, 1958, n.18; F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, p. 353, scheda 63
Esposizione: Galleria Cairola, Milano, 1957; Fondazione Bevilacqua la Masa, Venezia, 1958
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 85%
Si tratta dello studio per la scultura da esterno e di maggiori dimensioni "Acrobati n. 2" o "I due Lottatori". Rispetto all'opera definitiva, nel bozzetto sono evidenziati i tratti anatomici dei personaggi. Il tema dei corpi in equilibrio contrapposto ha suggerito nella catalogazione storica il titolo di "Acrobati" ma, come sottolinea Giovanni Benetton, in realtà la scultura mostra due figure in lotta. Si osservi per esempio il braccio sinistro della figura a terra, calcato dal piede nemico. Benetton spiegò al figlio che nel passaggio tra le due opere - bozzetto e monumento - le dimensioni cambiano completamente il rapporto con l'osservatore. Se si mantengono i dettagli nell'opera di maggiori dimensioni, il rischio è che diventi grottesca. Pensiamo ai volti: la fisionomia, pur accentuata nel bozzetto, è sovrastata dall'osservatore, che guarda da pari o dall'alto, ma nell'opera monumentale lo dominerebbe, suscitando una emozione spiacevole. La questione si presenta fin dal nascere della forma, nel rapporto tra forgiatore e ferro: nella piccola dimensione, è il forgiatore a dominare questo potente materiale, ma nella grande dimensione il rapporto si inverte. Per queste man mano che cresce la dimensione, Benetton riduce gli interventi lasciando crescente spazio alla spontaneità della materia. -
Lot 37 Toni Benetton (1910 - 1996)
Totem n. 2, 1967
Ferro modellato a caldo
313 x 20 x 20 cm
Bibliografia: L. Rossi Bortolatto, G. Mandel, C. Munari, testi di, "Toni Benetton", Treviso, 1970; F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, pp. 145, 364, scheda 170
Esposizione: Castello di Pergine, 1995
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Il totem è certamente una forma fondamentale nell’immaginario comune, che tuttavia Toni Benetton risulta aver affrontato, in dimensione monumentale, solo due volte, e mai con richiami ad animali o simboli sacrali.
"Totem n. 2" mostra l’interesse dell’artista per la tridimensionalità e il dialogo con l'ambiente come elementi propri del linguaggio scultoreo. Il piatto di ferro viene sfrangiato di taglio e sottoposto a torsioni per ampliare al massimo l'incontro di ombra e luce, vuoto e pieno, mentre il corpo della scultura si slancia verso il cielo.
Nota bene: l'opera è collocata presso la parte privata di Villa Marignana a Mogliano Veneto. -
Lot 38 Toni Benetton (1910 - 1996)
Trio di figure, 1960
Ferro modellato a caldo
30 x 18,5 x 10 cm
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
"Trio di figure" appartiene alla produzione che Benetton realizzava personalmente, come svago durante le complesse lavorazioni su commissione. L'artista considerava queste opere un vero e proprio piacere. -
Lot 39 Toni Benetton (1910 - 1996)
Progetti per sculture, 1964
Penna biro e matita su carta
28,7 x 21 cm
Firma: Monogramma "TB" a penna
Data; "64" a penna
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 85%
Il foglio ospita tre progetti per "Sculture vivibili" non realizzate. I primi due, a penna biro nera e a matita ben delineata, appartengono alla serie dei "Tetti", ossia alla riflessione di Benetton sul rapporto tra architettura e scultura nei grandi spazi pubblici, a partire dalle coperture, che interessa l'artista fin dai primi anni Sessanta. Il terzo, invece, oggi appena leggibile poiché in gran parte cancellato, è anch'esso una copertura, ma costruita intorno ad un palo. In una intervista del 1987, così Adriano Madaro a Benetton: "Ti è accaduto di avere più idee contemporaneamente?" L'artista: "Ma certo! Affronto contemporaneamente cinque o sei disegni o lavori, poi li lascio incompiuti a 'dormire', li riprendo in mano solo quando mi torna l'ispirazione. Anche certi bozzetti in creta li lascio fermi per cinque o sei mesi, anche di più. Poi li riprendo rinvigorito e riesco a portarli a termine senza difficoltà" ("Toni Benetton", Treviso, 1987, p. 45). -
Lot 40 Toni Benetton (1910 - 1996)
Verso lo spazio, 1959
Ferro tagliato a fiamma ossidrica
40 x 78 x 60 cm
Bibliografia: L. Rossi Bortolatto, E. Crispolti ed altri, testi di, "I Benetton. Due vite per il ferro", Mareno di Piave, 1988, p. 55
Esposizione: Palazzo Piazzoni, Vittorio Veneto, 1988
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
"Verso lo spazio" è una delle prime opere in cui Benetton taglia la lamiera, proiettandone le parti scostate verso lo spazio esterno. Dal piano bidimensionale si passa alla tridimensionalità. L'esperimento è contemporaneo ai tagli che Fontana aveva incominciato ad accennare sulle sue opere nel 1957, presentate al pubblico per la prima volta alla galleria del Naviglio di Milano proprio nel 1959.
La scultura in asta, che ha un ruolo centrale nella produzione dell'artista, inaugura la linea che Benetton persegue in tutti gli anni Sessanta sviluppando la poetica dei tagli e delle deformazioni nel ferro. -
Lot 41 Toni Benetton (1910 - 1996)
Toro, 1970
Matita, pennarello e acquarelli su carta da pacchi
49,5 x 70 cm
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Come ricorda Ada Benetton, moglie dell'artista e presidente del Museo Toni Benetton, "di tori Toni ne fece tantissimi. Una delle posture favorite era la carica, e anche qui l’animale punta il pilastro rosso". Il foglio è studio preparatorio realizzato da Benetton per una scultura su commissione. La schiena mostra, nel movimento del pennarello, la vibrazione dell'animale in corsa verso l'obiettivo. I colori sono nuovamente il rosso e l'azzurro, molto amati dall'artista e connessi ai colori della ruggine e del metallo fresco di laminatoio. -
Lot 42 Toni Benetton (1910 - 1996)
Colonna, 1982
Lastra di ferro tagliata a fiamma ossidrica
340 x 80 cm
Bibliografia: L. Rossi Bortolatto, a cura di, "Toni Benetton: anni e forme 1935-1992", Treviso, 1992, fig. n. 4; Pieghevole della mostra "Toni Benetton dialoghi con la città", 8 dicembre 2002 - 28 febbraio 2003, Treviso
Esposizione: Casa dei Carraresi, Treviso, 1992; "Toni Benetton, dialoghi con la città", Treviso 2002-2003; Centro Storico, Fano, 2003
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
"La mia scultura intitolata 'Colonna' parte da un cilindro. Io, su questo cilindro, senza distruggerlo come forma geometrica, ho praticato dei tagli, dei fori, sono intervenuto secondo la mia idea artistica. Ebbene, quello non è più un cilindro, ma è pur sempre un cilindro; in realtà al suo interno, proprio per effetto di quei tagli e di quei fori, si è prodotto un fenomeno nuovo. La luce, entrando attraverso quelle fessure crea un gioco di ombre e figure che prima non esistevano e che mutano continuamente secondo le ore della giornata e l'inclinazione del sole. Non hai idea della grande meraviglia che ciò ha prodotto in me. È stata una scoperta emozionante. Pensa ora a quel cilindro in dimensioni enormi: la torre Eiffel, per esempio. E dentro scale per salire fino alla vetta. E pensa infine alle figure magiche, mutevoli, che si proiettano all'interno della sua superfice tonda. Ecco un esempio di scultura vivibile: quali emozioni riuscirebbe, una scultura del genere, a provocare nella gente? Quali fantasie riuscirebbe a suscitare un miracolo di luci elicoidali? Sono altrettante sculture mobili proiettate all'interno di una scultura, la 'Colonna'." (Franco Battacchi, testi di, "Toni Benetton. Il genio del ferro", Stia, 2000, p. 86).
Nota bene: l'opera è collocata presso la parte privata di Villa Marignana a Mogliano Veneto. -
Lot 43 Toni Benetton (1910 - 1996)
Cavallo, 1960
Ferro modellato a caldo
68 x 79 x 47 cm
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Questo cavallino appoggiato su tre zampe fini fini - che alludono alla sua leggerezza, elasticità di movimenti e nobiltà - è stato realizzato da Benetton con una particolare cura per il tema della torsione, tant'è che si leggono chiaramente i quattro colpi di scalpello per tagliare lamina e consentire la curvatura del corpo centrale. Ricorda Ada Benetton che tra fine anni Cinquanta e primi Sessanta Toni Benetton aveva una sala d'esposizione a Treviso che decise, per il Natale del 1960, di riempire di cavalli in luogo dei tradizionali addobbi natalizi. Nacque così la serie di cui fa parte l'opera in asta. Benetton, prima di trasferirsi nella villa di Mogliano Veneto in cui ha sede il museo a lui dedicato, Villa Marignana, viveva in una casa vicino all'Ippodromo di Treviso, in cui aveva anche lo studio. -
Lot 44 Toni Benetton (1910 - 1996)
Nudo di donna, 1970
Matita e acquerelli su cartoncino liscio
49,5 x 35,2 cm
Firma: "ABtt" a pennarello rosso
Data; "70" a pennarello rosso
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Si tratta di uno studio dal vero in cui la figura è stilizzata per accentuarne la rotondità. Benetton realizzò alcune terrecotte con lo stesso soggetto, in cui i volumi sono molto semplificati. Il disegno quindi testimonia il passaggio, nel processo creativo di Benetton, dal primo spunto – tratto dalla realtà – alla forma definitiva, tendenzialmente pura. -
Lot 45 Toni Benetton (1910 - 1996)
Sintesi animale n. 11, 1972
Ferro modellato a caldo
56 x 120 x 23 cm
Bibliografia: F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, p. 369, scheda 244; F. Batacchi, a cura di, "Toni Benetton, il genio del ferro", Stia, 2000, pp. 46-47
Esposizione: Palagio Fiorentino, Stia, 2000
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
"Sintesi di animale n. 11" mostra il lavoro di martello di Benetton. Il ritmo e l'energia sono tradotti, testimoniati, nella pelle del metallo. Ma - come sottolinea Ada Benetton - è evidente anche il rapporto con le sculture “Vivibili”, cui l'artista lavorava dalla fine degli anni Sessanta: questo dinosauro-uccello, arcuato verso il cielo e poggiato su una volta, è costruito come il modello di una grande struttura che l'osservatore potrebbe attraversare. -
Lot 46 Toni Benetton (1910 - 1996)
Donna accovacciata. Nudo, 1986
Matita, pennarello e acquarelli su cartoncino liscio
56,5 x 33 cm
Firma: "ABtt" a penna
Data; "86" a penna
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Nel 1945-1946 Toni Benetton realizzò un nudo di donna accovacciata. Il tema rimase nel suo interesse per tutta la vita, ma fu raramente svolto in scultura. Tuttavia, questo disegno, in sostanza un ovale iscritto in un rettangolo bicromo, riprende proprio il lontano modello. -
Lot 47 Toni Benetton (1910 - 1996)
Forma, 1965
Matita e carboncino su carta
54 x 37,5 cm
Firma: "ABtt" a matita
Data; "65" a penna
Elementi distintivi: "F" a matita
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 85%
L'opera appartiene alla serie delle "Sintesi zoomorfe", ma è connotata da un notevole livello di astrazione che Benetton raggiunge a metà degli anni Sessanta e rispetto al quale le forme animali - qui forse un orso di spalle – sono suggestioni e pretesti. Il disegno mostra sia la forma della lastra - probabilmente affidata alle prime e più chiare linee a matita - sia la riflessione dell'autore su come modificarla in forgia, realizzata con le linee più scure, ripassate. -
Lot 48 Toni Benetton (1910 - 1996)
Sintesi zoomorfa n. 2, 1962
Ferro modellato a caldo
42 x 45 x 15,5 cm
Firma: "BENETTON A" inciso nel metallo
Data; "1962" incisa nel metallo
Bibliografia: F. Batacchi, "Benetton 1. Il Ferro", Venezia, 1990, p. 232 e 361, scheda 135
Certificati: Certificato di Ada Allegro Benetton, curatrice dell'archivio Benetton
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Le "Sintesi zoomorfe" sono ritagli irregolari di lamiera che Benetton recuperava dalle ferriere. Osservandoli, l'artista vi riconosceva una certa similarità - come avviene guardando le nuvole o le macchie su un foglio - con elementi del vivente, anche se non proprio con forme di animali determinati. Benetton interveniva accentuando queste ispirazioni sollecitate dalla stessa apparente casualità dell'oggetto. Come? Prima di tutto le superfici piane, industriali, venivano messe in forgia, e il contatto con il calore e con il carbone produceva la calamina, quella superfice porosa ossidata, sorta di pelle, che conferisce senso di vita vissuta all'oggetto. Poi, battendole con precisione, le modificava lasciandosi anche guidare dagli esiti delle percussioni distribuiti in ogni punto del metallo, giallo per il calore.